il blog del comitato tecnico scientifico dell'associazione beni italiani Patrimonio Mondiale UNESCO
domenica 18 dicembre 2011
sabato 3 dicembre 2011
15 dicembre 2011 29° anniversario dell'inserimento di Firenze nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO
Presenteremo il volume “Centro Storico di Firenze: metodologie ed applicazioni di restauro nella manutenzione dei fronti edilizi urbani” curato da Giuseppe Alberto Centauro dell'Università di Firenze con l'esposizione delle tavole.
Nella seconda parte si terrà un dibattito sul tema del colore nel paesaggio urbano storico.
Il pomeriggio si chiuderà con un aperitivo al Caffè Letterario Le Murate.
per informazioni: 055/2399610 email centrostoricounesco@comune.fi.it
venerdì 18 novembre 2011
sabato 18 giugno 2011
domenica 15 maggio 2011
domenica 13 febbraio 2011
mercoledì 1 dicembre 2010
17 dicembre 2010 Giornata per Firenze Patrimonio dell'Umanità UNESCO “Crescere nella consapevolezza”
martedì 30 novembre 2010
World Heritage Series n°27 - Managing Historic Cities
mercoledì 6 gennaio 2010
Outlet vs Centri Storici
L'articolo di Aldo Cazzullo apparso sul Corriere della Sera del 5 gennaio "Che tristezza quegli Outlet" è un altro tassello che si va ad aggiungere alle ultime analisi del fenomeno.
Dobbiamo prendere atto di questa realtà - non per demonizzarla - ma per riflettere sul declino di una della identità forti del Centro Storico incarnata dal commercio legato alla qualità sia della merce sia dei servizi.
Facilità di spostamento e di parcheggio, ambiente sereno e familiare - immersi in una rassicurante città "in stile" -, questi sono alcuni dei punti forza che fanno sì che gli Outlet attirino un sempre maggiore numero di persone a discapito dei centri storici "veri".
La politica dei prezzi, a dire il vero poco comprensibile almeno per me profano,vede i negozi delle grandi firme in via Tornabuoni ( per fare un esempio fiorentino) praticamente deserti, ridotti a una sorta di vetrina-immagine a vantaggio di queste tranquille e squalliducce oasi neomedievali o neorinascimentali del commercio a saldo perenne.
Siamo forse arrivati al limite; e non credo sia sufficiente l'idea dei centri commerciali naturali che hanno dato vita a iniziative parziali e frammentarie. E' fondamentale trovare nuovi stimoli, occasioni, facilitazioni per far tornare i cittadini in centro . Il gusto per la città "originale" che muta nel tempo ma è costantemente presente ai suoi cittadini/custodi deve reimpossessarsi dei nostri cuori e delle nostre menti che non possono, anzi non devono accontentarsi di un simulacro di città storica vicina agli svincoli di un'autostrada.
giovedì 15 ottobre 2009
Il Paesaggio Storico Urbano
Dal " IL GIORNALE DELL'ARCHITETTURA" n.5, ottobre 2009
Una carta Unesco per le città
Lodovico Folin Calabi ( Unesco) anticipa al nostro Giornale l'intenzione di approvare entro il 2011 una nuova Carta sulla salvaguardia e il ruolo contemporaneo delle aree storiche.
A oltre trent'anni dall'adozione della Raccomandazione sulla salvaguardia e il ruolo contemporaneo della aree storiche adottata a Nairobi nel 1976, l'Unesco si appresta ad approvare una nuova carta sulla conservazione del paesaggio storico urbano, la cui struttura verrà discussa a metà ottobre dalla conferenza generale degli stati membri convocata a Parigi.
L'Unesco, sotto l'impulso della sua comunità a custodia del Patrimonio mondiale, ha voluto tornare a porre la questione urbana al centro della propria azione. Negli anni passati ha infatti osservato con occhio attento interventi grandiosi e discutibili: dal ponte sull'Elba a Dresda ai “cetrioli” che incombono sulla Torre di Londra, dalle torri che mettono in ombra le guglie della cattedrale di Colonia al ciclopico grattacielo Gazprom a San Pietroburgo, dal nero alieno del Centro di documentazione e di ricerca Ahmed Baba all'ingresso del dedalo di terra cruda di Timbuktu alle forme maldestre dei nuovi controversi edifici immaginati a Macao, a Istanbul, o in molti centri dell' America Latina.
Negli anni, anche altri consensi internazionali come UN, Habitat o la Banca mondiale si sono cimentati nel tracciare criteri e codici d'azione per fronteggiare lo stesso problema. E se alcuni dei concetti più innovatori sono stati integrati in carte e dichiarazioni o convenzioni approvate nell'ambito di organismi regionali (come la Convenzione europea del paesaggio adottata dal Consiglio d'Europa nel 2000 o la più recente Dichiarazione dell'Icomos sulla conservazione dello spirito del luogo del 2008 ), è però altrettanto vero che la terminologia e l'approccio finora privilegiati non sono omogenei né applicabili ovunque. Dinanzi ad alterazioni del tessuto urbano che sempre più sovente si associano a un diffuso impoverimento del linguaggio architettonico, in una fase in cui la fatica del costruire sembra dettata più dalla necessità del mercato che non da quelle della comunità, sia avverte la crescente necessità di uno strumento universale che sappia proporre in misura coerente e organica principi e norme in materia di conservazione delle città e dell'intreccio con il paesaggio in cui sono radicate.
In questi ultimi anni, la riflessione promossa dal Centro del patrimonio mondiale dell'Unesco, diretto dall'Urbanista Francesco Badarin, anche sulla scorta di decisioni adottate dallo stesso organismo internazionale quale esito di discussioni non sempre unanimi a favore della conservazione di alcuni fra i siti considerati più emblematici del patrimonio comune dell'umanità, ha fatto emergere la figura innovativa del paesaggio storico urbano, alla cui protezione è diretto il progetto di una nuova raccomandazione oggi in discussione. La sua definizione vuole andare oltre la sola idea di centri storici, per includere anche il più ampio contesto geografico entro cui la città si è nel tempo costruita e modificata; ne estende il significato e i limiti dell'organizzazione dello spazio, ai valori sociali e culturali che sono radicati nel vivere urbano, alla percezione visiva e al rapporto tra gli edifici, alla topografia, e alla morfologia, e ne integra anche quelle componenti di patrimonio intangibile e di difformità culturale che costituiscono l'anima di ogni singolo insediamento.
Il nuovo testo, alla cui redazione si applicheranno gli esperti chiamati a raccolta dall'Unesco, in modo da giungere alla possibile adozione definitiva nel 2011, dovrà saper sciogliere i nodi imposti da quelle mutazioni socio-economiche che non rispettino l'autenticità e l'integrità delle città storiche e del loro più esteso “paesaggio”.
Dovrà saper formulare principi che non siano solo enunciazioni di propositi astratti ma che, nel riconoscere l'ineluttabilità e la necessità delle trasformazioni continue negli usi e nelle funzioni delle strutture edilizie, sappiano proporre politiche e strategie per una più adeguata e partecipata pianificazione del cambiamento a uso della comunità. In definitiva, la Raccomandazione dovrà predisporre le definizioni di questo concetto e dei valori patrimoniali che esso sottende, ma anche proporre un ampio spettro di strumenti giuridici, tecnici e di pianificazione utili a riconoscere, catalogare e conservare i valori associati al paesaggio storico urbano, e nel contempo, approntare modelli che possano accrescere le capacità e rafforzare le attività di ricerca a favore della conservazione e, infine, consolidare la cooperazione internazionale tra gli stati onde coinvolgere appieno le popolazioni nella salvaguardia delle proprie città.
Nel riflettere simili principi, l'Unesco ribadisce la necessità di scartare l'idea di conservazione a oltranza, ma di governare la metamorfosi affinché assecondino lo spirito del tessuto storico che le accoglie.
Lodovico Folin Calabi
Centro del Patrimonio Mondiale dell' Unesco
domenica 13 settembre 2009
L'urbanistica - Passepartout domenica 6 settembre 2009
Daverio riesce sempre a comunicare con grande efficacia e Marco Romano illustra da par suo la sfera estetica che avvolge il concetto stesso di civitas.
Dal testo introduttivo alla puntata " Quarant’anni fa si abbandonavano i centri storici. Oggi fortunatamente si tende a riscoprire quel passato. Ma è un’epoca nuova che ancora non sappiamo come governare, in cui la romanità antica convive con il mondo medievale ed entra in dialogo con il mondo contemporaneo e futuribile di internet. L’Italia è stata certamente il più bel paese del mondo, ma dopo tutto quello che è accaduto tra gli anni ’50 e ’70 possiamo ancora ritenerlo tale? Un esempio di questi travisamenti estetici si legge benissimo nel profilo urbanistico di Orte. Già Pasolini in un documentario Rai dei primi anni ’70 aveva tristemente registrato gli sgarri urbanistici di una modesta pratica edificatoria moderna che stava distruggendo l’armonia secolare dello skyline del paese, cresciuto nel tempo in un dialogo costante con la natura circostante. E come Orte tanti altri luoghi in Italia, dove al paese reale si contrappone il paesone della modernità obbligata, con un autentico inquinamento visivo, al quale solo da poco siamo diventati realmente sensibili. Esistono però casi in controtendenza, quando cioè la progettazione spontanea della modernità cede il passo ad una visione urbanistica integrale del territorio. Da un lato Guastalla, progetto antico, e dall’altro Brembate di Sopra, progetto proiettato al futuro, ma che in fondo vuol rileggere il passato, riprendendo tutti i pezzi di un linguaggio che con gli anni abbiamo perso, la piazza, il porticato intorno alla piazza, l’edificio un pò più importante come se volesse presiedere la piazza, la chiesa, persino l’orologio"
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ed7701bf-c316-4772-9a7e-3d3dd75650df.html?p=0
Vi consiglio anche il sito di Marco Romano http://www.esteticadellacitta.it/
Carlo Francini


